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Diciamo subito che il Cipe, il Comitato
interministeriale per la programmazione
economica, ha dato via libera dal allo
sblocco di oltre 4 miliardi di euro di
Fondi per le aree sotto-utilizzate (Fas)
destinati alla Sicilia. La decisione
era stata preannunciata nei giorni
scorsi da Silvio Berlusconi, che aveva
parlato della "priorità siciliana",
"le altre regioni - aveva
spiegato il premier - per adesso
devono aspettare". Tra l'altro, come
ha ribadito ancora ieri il premier,
"la Sicilia è l'unica che ha presentato
dei progetti per i Fas che hanno
ottenuto il via libera del ministro
Tremonti".
Lo sblocco avvenuto questa mattina non
convince del tutto la Lega Nord che sul
'caso Sud' vuole vederci chiaro.
"Prima bisogna conoscere i progetti",
ha precisato ieri il leader del
Carroccio Umberto Bossi, mettendo
ben in chiaro che il Mezzogiorno non può
diventare l'unico argomento di
discussione dell'esecutivo: "Devono
esserci anche i fondi per la
Pedemontana", avverte il Senatur.
"Il piano per il Sud? Prima vedere
cammello, poi dare tappeto...", ha
fatto la sintesi Roberto Calderoli.
Il ministro per lo Sviluppo Economico,
Claudio Scajola, questa mattina
ha spiegato che il "43% dei 4,3
miliardi di fondi sarà destinato a opere
strategiche". Ci saranno 300
milioni per migliorare i collegamenti
con le isole minori, 560 milioni
destinati ai collegamenti Nord-Sud
(Gela-Santo Stefano Calastra), 370 per
potenziare le grandi arterie stradali
(Messina-Palermo, Messina-Catania,
Siracusa-Gela, ragusa-Catania) e poi 520
milioni destinati alle opere idriche,
410 per interventi infrastrutturali in
campo ambientale, 91 milioni per
l'innovazione tecnologica, 330 per i
'contratti di sviluppo' destinati alle
imprese, 80 di edilizia scolastica e 450
milioni finalizzati a opere di
riqualificazione urbana". Il
ministro chiarisce che si lavora su due
direttrici: oltre alla gestione e allo
sblocco dei fondi Fas,
"si lavora al Piano Berlusconi per il
Sud", che "servirà a convogliare
risorse regionali e nazionali su grandi
obiettivi di sviluppo nei settori delle
infrastrutture, reti energetiche,
turismo, del sostegno alle imprese,
all'occupazione e alla qualificazione
del capitale umano e del rafforzamento
del credito al Sud. Senza dimenticare la
fiscalità di vantaggio e la sicurezza".
Quanto all'ipotesi di un ritorno alla
Cassa del Mezzogiorno avanzata da
Tremonti, Scajola osserva: "è uno
strumento antiquato, che non evoca
ricordi positivi. Tuttavia, uno
strumento per facilitare il dialogo tra
Stato e Regioni e delle regioni tra loro
potrebbe essere utile".
"Piena soddisfazione. Il mio è un
super ok", ha detto, secondo quanto
riferito da chi era presente, il
governatore della Sicilia Raffaele
Lombardo al termine della riunione.
Il via libera dei Fas per la Sicilia,
avviene all'indomani della cena nella
quale, sembra chiaro, Berlusconi e
Gianfranco Miccichè, che del Cipe è
sottosegretario, hanno seppellito
l'ascia di guerra. una cena durata oltre
tre e ore e mezzo per raggiungere una
tregua sul Mezzogiorno e ribadire gli
impegni presi dal governo per il sud.
Insieme al premier e a Miccichè, una
quarantina di altri commensali, tra cui
molti parlamentari siciliani.
"I problemi sono in via di
superamento grazie all'impegno reale del
premier", avrebbe detto Miccichè
alla fine, che a questo punto ha
abbassato i toni rispetto al cosiddetto
partito del Sud: "E' uno
strumento per raggiungere degli
obiettivi - ha detto al termine
della cena - ma se questi obiettivi
sono raggiunti con Berlusconi noi siamo
ancora più felici".
Sì, perché se il premier ha ribadito
quanto detto ieri e messo in pratica
oggi, l'unico punto su cui il
Cavaliere non è stato disposto a cedere
a nessun compromesso è l'ipotesi che si
dia vita all'ormai famigerato Partito
del Sud: "E' una cosa
inaccettabile", ha chiaramente detto
ieri durante un nuovo sopralluogo
all'Aquila, perché "è esattamente il
contrario di quello che ho sempre
sognato di fare aggregando il
centrodestra". "E poi non credo che il
Partito del Sud sia un'ipotesi che possa
avere successo", ha aggiunto
Berlusconi. Riferendosi poi alle
possibili dinamiche che tale iniziativa
dovesse avere all'interno del
centrodestra, il premier ha citato un
noto proverbio latino riferito alla
chiesa cattolica: "extra ecclesiam
nulla salus" ossia "fuori dalla
chiesa non c'è salvezza" e conclude:
"ciò vale anche per il Pdl".
Berlusconi ieri ha ricucito anche lo
strappo con il ministro dell'Ambiente
Stefania Prestigiacomo, che non era
stata invitata all'incontro sul
Mezzogiorno tenutosi a Palazzo Grazioli
l'altro ieri. Il premier ha voluto
incontrare in separata sede il ministro
Prestigiacomo per quello che è stato,
secondo i presenti, un incontro
"lungo, cordiale e chiarificatore".
La Prestigiacomo, sempre secondo i
presente all'incontro, ha ricevuto
garanzie sul fatto che l'articolo 4
del ddl anticrisi, caldamente
osteggiato dallo stessi ministro
dell'Ambiente, sarà modificato,
presumibilmente nel decreto 'correttivo'
che il Consiglio dei ministri dovrebbe
varare nella riunione di oggi.
Nel corso del faccia a faccia, il
presidente del Consiglio ha sottolineato
come il piano per il sud sia tutto da
definire ed al progetto parteciperanno
tutti i ministri interessati, compreso
ovviamente il dicastero dell'Ambiente.
Rassicurazioni che, rimarca chi c'era,
hanno soddisfatto la Prestigiacomo.
E Berlusconi ha voluto incontrare anche
i parlamentari siciliani del Pdl che
anche in questo ultimo periodo gli sono
stati fedeli, i cosiddetti 'lealisti',
a cui ha anticipato il suo piano per il
Sud. "Mancavano quelli che hanno
posto un ricatto, visto che non hanno
votato la fiducia sul decreto legge
anti-crisi alla Camera", ha detto il
senatore Antonio D'Alì, lasciando
Palazzo Grazioli.
Il documento dei lealisti:
"Nell'Isola metodi sguaiati" -
In un documento consegnato a Berlusconi
durante l'incontro romano di ieri, i
cosiddetti "lealisti" del Pdl siciliano
hanno elencato le principali priorità
per il Sud, e in particolare per la
Sicilia, mettendo in discussione le
scelte operate sia dalla precedente
amministrazione regionale che
dall'attuale, auspicando che gli
interventi abbiano una "regia
nazionale".
"Pur condividendo la ripresa del
dibattito politico sul Mezzogiorno",
il documento sottolinea che "in
Sicilia alcuni attori sono intervenuti,
anche con metodi provocatori e sguaiati
verso il governo nazionale, solo per
rivendicare la disponibilità immediata
di ulteriori 'risorse aggiuntive' del
Fas per la spesa corrente e i lavoratori
stagionali e precari". Il testo
ricorda che le somme del Fas, invece,
possono essere utilizzate soltanto per
investimenti.
Chiusa lo scorso 30 giugno
l'attuazione dei fondi di Agenda
2000-2006, 8,4 miliardi (spesi al 98%),
l'attuazione del programma 2007-2013
"è ancora agli inizi - spiega il
documento - e il prossimo 31 dicembre
ci sarà la verifica della spesa per il
cosiddetto disimpegno automatico".
In pratica, la Sicilia rischia di dover
restituire una tranche di finanziamenti
a causa del mancato utilizzo delle
vecchie somme.
Per quanto riguarda gli Accordi di
programma quadro (Apq) stipulati tra il
governo e l'amministrazione regionale,
dal 2000 sono stati sottoscritti impegni
per 17 miliardi, di cui 4,4 di fondi
Fas.
Per questi ultimi, spiega il documento,
"sono stati assunti impegni per poco
meno del 35% ed effettuati pagamenti per
il 19%. La Regione - si legge nel
testo - non sembra attribuire
particolare importanza ai risultati
raggiunti con le risorse già
disponibili, mentre chiede allo Stato,
con veemenza, l'immediata disponibilità
delle risorse Fas 2007-2013".
Il documento definisce
"variabile e a volte vago" il livello di
dettaglio del Piano attuativo regionale
(Par), approvato dalla giunta nel
febbraio 2009. Circa 700 milioni di euro
finanziati con il Fas - sempre secondo
gli estensori del documento - andrebbero
ai lavoratori precari e stagionali della
Regione, in particolare ai forestali.
Il documento infine chiede "una forte
regia politica nazionale, ricondotta ai
massimi livelli di governo", per la
gestione dei fondi, come "sta accadendo
in Abruzzo, dove la ricostruzione è
seguita direttamente dal presidente del
Consiglio". Le imprese pubbliche
nazionali, come Anas e Ferrovie,
"nell'attuazione dei programmi - si
legge -dimostrano scarsa volontà di
investire in Sicilia. Queste imprese
devono esplicitamente impegnarsi a
investire nel Mezzogiorno anche proprie
risorse ordinarie e non quelle prelevate
dal Fas o dai programmi europei".
Infine il documento elenca i quattro
assi principali d'investimento: 60% rete
di trasporto e mobilità, 10% ricerca e
innovazione, 20% ambiente ed energia e
10% per credito d'imposta, edilizia
scolastica e fondo per la progettazione.
[Informazioni tratte da
Adnkronos/Ing,
Ansa.it,
La Siciliaweb.it,
Repubblica.it,
Corriere.it]
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