ANALISI DELLA SPESA PUBBLICA

INDICE
1. Gli anni sessanta e settanta.
2. Gli anni ottanta e novanta.
3. Sintesi per funzione di spesa.
4. La spesa per interessi.
5. Un confronto internazionale.
6. Limite alla crescita della
spesa.
INDICE DELLE TABELLE
INDICE DELLE FIGURE
BIBLIOGRAFIA
1. Gli anni sessanta e
settanta.
In questi anni si assiste ad un
incremento della spesa pubblica corrente dovuta
soprattutto ad una crescita nell’area del welfare.
Le altre aree di spesa continuano ad assorbire la
medesima quota di risorse. Ad esempio la spesa in
servizi generali si mantiene a circa l’11% della
spesa complessiva, mentre la spesa nella difesa
scende dal 7,6% nel 1960 all’5,3% nel 1970.
Questi anni si caratterizzano per
l’estensione delle prestazioni previdenziali. Appare
opportuno evidenziare come il numero delle pensioni
passi da circa 6.500.000 di unità nel 1960 a oltre
10.000.000 nel 1970: in 10 anni si è verificato un
incremento di circa il 50%! Viene istituito per i
lavoratori dipendenti il passaggio dal sistema
contributivo a quello retributivo e con la riforma
del 1968-69 la pensione raggiunge l’80% della
retribuzione. La conseguenza di questa politica è
che la spesa per la previdenza passa dal 35% al 37%
della spesa complessiva.
Nel decennio si verifica anche un
progressivo aumento della spesa sanitaria. Questa
passa dal 3,1% nel 1960 al 4,5% nel 1970 come
rapporto rispetto al PIL. L’aumento di spesa è
dovuto ad un aumento del personale medico e
paramedico, delle strutture ospedaliere e delle
visite specialistiche. Così, ad esempio il tasso di
ricoveri ospedalieri per 1000 abitanti passa da 80
nel 1960 a 150 nel 1970.
Negli anni ‘60 l’economia cresce a
tassi sostenuti, riesce così ad assorbire
l’espansione della spesa senza porre grandi
questioni in termini di bilancio pubblico.
A partire dagli anni ‘70 il tasso
di crescita del reddito nazionale diminuisce, mentre
la spesa continua la sua fase espansiva anche se ad
un tasso leggermente inferiore a quello degli anni
‘60. Questo diverso andamento determina il peso
crescente della spesa sul PIL; contemporaneamente le
spese eccedono sistematicamente le entrate
alimentando il debito pubblico.
Tabella A: Entrate correnti
totali - Uscite correnti totali (1970-1980).
(in miliardi di lire
correnti)
|
ANNI |
TOTALE ENTRATE CORRENTI |
TOTALE USCITE CORRENTI |
|
1970 |
19.320 |
18.993 |
|
1971 |
21.522 |
22.672 |
|
1972 |
23.431 |
26.294 |
|
1973 |
27.618 |
30.871 |
|
1974 |
34.225 |
38.087 |
|
1975 |
39.560 |
48.028 |
|
1976 |
52.020 |
59.573 |
|
1977 |
65.662 |
73.276 |
|
1978 |
80.713 |
92.735 |
|
1979 |
97.113 |
110.859 |
|
1980 |
128.902 |
140.495 |
Fonte: C. D’APICE,
Saggi, 1989, 117.
Figura A: Spesa pubblica
corrente / PIL (1960-1995).
Fonte:
idem, 110, 132.
* Fonte: elaborazioni su dati Banca
d’Italia.
In questo periodo si nota come gli
incrementi di spesa siano caratterizzati da un
andamento a scatti triennali. Una parte di questo
andamento ciclico può essere spiegato dal peso della
spesa per il rinnovo dei contratti per i dipendenti
della pubblica amministrazione cui è agganciato
anche l’andamento delle pensioni. Ad esempio nel
1971 la spesa guadagna in un solo anno ben 3 punti
sul PIL.
A partire dal 1978 il livello di
spesa in rapporto al PIL si mantiene costante
raggiungendo una quota di circa il 41%.
Un’analisi della struttura interna
della spesa mette in evidenza come nel decennio
1970-1980 si assista ad un aumento della quota
assunta dagli interessi passivi. La spesa per
interessi, infatti, costituisce nel 1970 solo il
2,2% della spesa complessiva mentre nel 1980 questa
voce di spesa rappresenta il 10,7% del totale.
2. Gli anni ottanta e
novanta.
Nel corso degli anni ‘80 la spesa
continua la sua fase ascendente in rapporto al PIL.
Si può evidenziare, infatti, come essa passi dal
41,5% nel 1980 a circa il 49% nel 1990. In
particolare, nel primo triennio si concentra il 90%
della crescita del rapporto dovuta ad un aumento
della spesa a cui non corrisponde un parallelo
aumento del PIL. Negli anni seguenti il tasso di
crescita della spesa diminuisce e si avvicina al
tasso di crescita del PIL, per cui il rapporto
spesa/PIL rimane sostanzialmente stabile.
L’incremento di spesa è dovuto a
una serie di provvedimenti: rinnovo dei contratti
per i pubblici dipendenti, raddoppio degli importi
degli assegni familiari, raddoppio della spesa per
la Cassa integrazione guadagni, ecc. Al fine
di avere un termine di paragone, se poniamo uguale a
100 le entrate nel 1980 riscontriamo che esse
risultano pari 337 nel 1988; nello stesso intervallo
di tempo le spese passano da 100 a 340 (compresi gli
interessi): in questi anni, cioè, si ha che la
dinamica delle spese segue senza troppe irregolarità
quella delle entrate, esiste però la spesa per
interessi che alimenta il disavanzo.
Dal 1984 si adottano provvedimenti
restrittivi della spesa previdenziale. Si decide
così, fra l’altro, la trasformazione della pensione
di invalidità in pensione di vecchiaia al compimento
di 60 anni per le donne e 65 anni per gli uomini. Il
numero dei pensionati invalidi INPS passa da
5.226.000 unità nel 1980 a 4.750.000 nel 1987 mentre
le pensioni di vecchiaia passano da 4.212.000 a
5.040.000 unità. Ragionando in termini di spesa/PIL
si ha un aumento della quota di spesa per pensioni
di vecchiaia e una riduzione della quota di spesa
per pensioni di invalidità.
Mentre si tenta di restringere la
spesa per pensioni di invalidità erogate dall’INPS
si assiste però ad un incremento delle erogazioni da
parte del Ministero degli Interni i cui interventi
confluiscono nella voce di spesa assistenza anziché
previdenza. Dal 1980 al 1987 il numero degli
invalidi civili cresce quasi del 200% quando nello
stesso periodo il numero di ciechi e sordomuti
cresce solo del 6%.
In sostanza negli anni ‘80 si ha un
incremento di spesa pubblica minore rispetto al
decennio precedente e concentrato nei primi tre anni
quando la crescita del PIL è modesta. Nella seconda
metà degli anni ‘80 il rapporto spesa/PIL è
praticamente stabile ma il peso degli interessi
passivi trasforma sistematicamente l’avanzo, dovuto
ad un esubero delle entrate sulle spese, in
disavanzo.
Figura B: Andamento della spesa
per interessi (1960-1995).

Fonte: elaborazioni su dati Banca
d’Italia.
Il primo quadriennio degli anni ‘90
è ancora caratterizzato da una fase di crescita
della spesa pubblica in rapporto al PIL. In
particolare, il rapporto raggiunge il suo punto di
massimo nel 1993, anno in cui si assiste ad una
diminuzione del PIL dell’1,2% rispetto all’anno
precedente. A partire dal 1994, invece, gli
interventi di controllo della spesa (la spesa è
passata da circa 896.000 milardi a circa 894.000
miliardi) e la ripresa economica (il PIL è aumentato
del 2,1%) hanno consentito di raggiungere
l’obiettivo della diminuzione del rapporto spesa /
PIL.
La spesa complessiva delle
Amministrazioni pubbliche diminuisce dal 51,7% al
50,8% del PIL nel 1994, invertendo una tendenza
espansiva che durava da oltre tre decenni. Nel 1995,
continua la fase di caduta del rapporto che
raggiunge il 49,2%.
Parte di questa diminuzione è
dovuta alla flessione dell’occupazione nelle
Amministrazioni pubbliche: tra il 1992 e il 1995 si
è registrato un calo degli addetti del 2,5%; se si
considerano solo le Poste e le Ferrovie il calo
occupazionale nello stesso periodo sarebbe di 76.000
unità pari al 19,5%.
Altra parte è possibile attribuire
alla diminuzione dei contributi alla produzione
erogati delle Amministrazioni pubbliche che si sono
ridotti del 10,3% e agli interventi nel comparto
della sanità. Tra i più rilvanti si può segnalare
l’aumento della compartecipazione degli utenti alla
spesa farmaceutica (tramite i tickets) e i
limiti agli oneri per l’assistenza ospedaliera.
Un’analisi della spesa degli anni
‘90 distinta per funzioni evidenzia:
-
l’incremento della spesa
previdenziale e assistenziale tra il 1990 e il
1994;
-
l’incremento a tassi minori
delle altre voci di spesa tra il 1990 e il 1994;
-
la generale diminuzione di
spesa in tutti i comparti, tranne che nella
previdenza e eassistenza, nel 1994 rispetto al
1993.
In particolare, per quanto riguarda
il primo punto, si può notare come la spesa
previdenziale subisca un incremento di circa il 38%
in termini monetari passando da circa 220.000
miliardi nel 1990 a 300.000 miliardi nel 1994.
Tutte le altre voci di spesa
subiscono degli incrementi. Appare opportuno
evidenziare, a titolo di esempio, come la spesa
sanitaria passi da circa 83.000 miliardi del 1990 a
circa 95.000 miliardi del 1994 subendo un incremento
del 15% comunque non paragonabile a quello subito
dalla spesa previdenziale e assistenziale.
E’ interessante, ancora, notare
come tutte le voci di spesa subiscono delle
diminuzioni confrontando i dati del 1993 con quelli
del 1994. Queste riduzioni riescono a compensare
l’ulteriore incremento della spesa previdenziale e
assistenziale facendo sì che il totale della spesa
delle amministrazioni pubbliche si riduca passando
da circa 895.000 miliardi a circa 893.000 miliardi.
Tabella B: Spesa delle
Amministrazioni pubbliche per funzione.
(in miliardi di lire
correnti)
|
Funzioni |
1990 |
1991 |
1992 |
1993 |
1994 |
|
Servizi generali* |
78.252 |
90.036 |
95.834 |
106.840 |
106.329 |
|
Difesa nazionale |
25.295 |
26.937 |
27.857 |
29.051 |
30.003 |
|
Istruzione |
70.299 |
74.438 |
79.847 |
80.023 |
80.735 |
|
Sanità |
82.861 |
93.944 |
97.261 |
96.780 |
95.281 |
|
Previdenza e assistenza |
218.018 |
238.682 |
267.883 |
281.960 |
300.595 |
|
Abitazioni |
18.754 |
20.091 |
19.898 |
19.487 |
17.657 |
|
Servizi ricreativi,
culturali, culto |
7.590 |
8.626 |
9.110 |
9.826 |
10.362 |
|
Servizi economici** |
81.511 |
81.064 |
83.879 |
91.259 |
87.004 |
|
Spese non ripartite |
118.627 |
136.215 |
158.872 |
180.227 |
165.654 |
|
Totale |
|
|
|
|
|
* Nei servizi
generali sono comprese le spese per ordine e
sicurezza.
** Fanno parte dei servizi
economici le spese relative a: agricoltura,
industria, elettricità, gas, acqua, strade, porti e
vie di navigazione, trasporti e comunicazioni,
commercio e altri servizi economici.
Fonte: dati ISTAT.
Figura C: Spesa delle
Amministrazioni pubbliche per funzione (1960).

Fonte: G. BROSIO, Economia, 19932,
267.
Figura D: Spesa delle
Amministrazioni pubbliche per funzione (1994).

Fonte: dati ISTAT.
3. Sintesi per funzione di
spesa.
Confrontando le voci di spesa per
funzione, è possibile evidenziare:
-
la diminuzione della spesa
destinata alla difesa come composizione rispetto
alla spesa coplessiva;
-
la diminuzione della spesa in
servizi economici come composizione rispetto
alla spesa complessiva;
-
il lieve incremento della spesa
previdenziale e assistenziale come composizione
rispetto alla spesa complessiva.
In particolare la spesa per la
difesa è passata dal 7,6% nel 1960, al 4,4% nel 1980
per poi arrivare al 3,4% nel 1994.
Figura E: Andamento della spesa
per la difesa (1960-1994).

Fonte: dati ISTAT.
E’ possibile notare anche la
diminuzione della spesa per le infrastrutture
(servizi economici) quali strade, porti ecc. che è
passata dal 15,9% della spesa complessiva nel 1960
al 9,7% nel 1994. La spesa previdenziale e
assistenziale ha subito un’espansione confrontando i
dati 1960-1980 dovuta all’estensione delle
prestazioni, confrontando invece i dati 1980-1994 è
possibile notare come tale voce abbia subito un
lieve ridimensionamento rispetto alla spesa
complessiva. Analizzando l’andamento di tale spesa
nel corso del decennio 1980-1990 si nota come alla
fine degli anni ‘80, invece, è la spesa sociale, e
soprattutto quella previdenziale, che aumenta sia in
valore assoluto (passando da circa 192.000 miliardi
nel 1989 a circa 300.000 nel 1994) sia rispetto alla
spesa complessiva (passando da circa il 26% nel 1989
a circa il 34% nel 1994).
Figura F: Andamento della spesa
previdenziale (1989-1994).

Fonte: dati ISTAT.
E’ interessante notare come queste
diminuzioni siano state compensate dall’aumento
della quota assorbita dalle spese non ripartite che
sono passate dal 7,4% nel 1960 al 18,5% nel 1994. In
tale voce di spesa è cpmpresa la spesa per interessi
sul debito e altre voci di spesa comuni di minore
importanza. Concludendo l’analisi, è possibile
sostenere che Il notevole incremento di questa
componente ha, quindi, finito per comprimere la
possibilità di espansione degli altri settori di
intervento, che come è stato già detto, o hanno
mantenuto la loro posizione rispetto alla spesa
complessiva, o hanno subito un ridimensionamento.
4. La spesa per interessi.
Un’analisi dell’andamento della
spesa per interessi passivi evidenzia come essa
abbia subito un notevole incremento nel corso degli
ultimi 20 anni raggiungendo un tasso di crescita
1975-1995 del 4000%.
Dalla figura e tabella che segue è
possibile in prima istanza evidenziare il calo della
spesa subito nel 1994 che contrasta con la costante
crescita che si è avuta in tutto il periodo
analizzato. La flessione della spesa per interessi
del 1994 è dovuta alla diminuzione dei tassi di
interesse sui titoli di Stato, l’onere medio del
debito si è infatti ridotto dal 10,9% al 9,2%.
Dopo la discesa del 1994 la spesa
ha continuato la sua espansione nel 1995
incrementandosi di circa il 13%. Ciò è riconducibile
alla dinamica del debito, la cui consistenza è
aumentata del 9,5% e alla crescita dei tassi di
interesse su tutte le scadenze che hanno elevato
l’onere sul debito dal 9,2 al 9,5%. All’aumento
della spesa hanno contribuito tutte le sue
principali componenti: gli esborsi sui BOT, sui BTP,
sui CCT; al contrario ha avuto un effetto calmiere
il ricorso ai CTZ in quanto per questo titolo gli
interessi sono registrati interamente a scadenza.
Figura G: Spesa per interessi
(1975-1995).
Fonte:
dati Banca d’Italia,
Tabella C: Spesa per interessi
(1975-1995).
|
Anno |
1975 |
1976 |
1977 |
1978 |
1979 |
1980 |
1981 |
|
Spesa |
5.285 |
7.439 |
9.664 |
13.360 |
16.046 |
20.634 |
28.777 |
|
Anno |
1982 |
1983 |
1984 |
1985 |
1986 |
1987 |
1988 |
|
Spesa |
39.308 |
48.029 |
59.340 |
66.352 |
77.000 |
79.299 |
90.117 |
|
Anno |
1989 |
1990 |
1991 |
1992 |
1993 |
1994 |
1995 |
|
Spesa |
107.910 |
127.716 |
147.860 |
174.143 |
190.069 |
178.137 |
200.546 |
Fonte: dati Banca d’Italia.
5. Un confronto
internazionale.
Analizzando la situazione italiana
alla luce del panorama internazionale si può notare
come a partire dagli anni ‘60 e fino agli anni ‘70
seppur con un lieve miglioramento, l’Italia presenta
la quota più bassa di spesa pubblica rapportata al
PIL: 26,6%.
Tabella D: Spesa pubblica
corrente / PIL.
|
PAESI |
1961 |
1970 |
1975 |
1980 |
|
Regno Unito |
30,3 |
33,2 |
41 |
42,2 |
|
Olanda |
30 |
40,2 |
51,1 |
54,6 |
|
Belgio |
27,7 |
33 |
41,2 |
48,1 |
|
Italia |
26,6 |
30,2 |
38,3 |
41,1 |
|
Rep. Fed. Tedesca |
28,2 |
31,6 |
41,5 |
41,2 |
|
Irlanda |
|
34,2 |
42,1 |
|
|
Francia |
31,5 |
34,7 |
39,2 |
43,1 |
|
Usa |
26,8 |
30,3 |
33,6 |
33,3 |
|
Giappone |
|
14 |
20 |
25,4 |
Fonte: C. D’APICE, Saggi,
1989, 141.
E’ possibile notare la stessa
situazione analizzando le spese sociali come quota
sul PIL: l’Italia con il 14,3% rappresenta il
fanalino di coda dei Paesi europei.
Tabella E: Spesa sociale / PIL.
|
PAESI |
1962 |
1970 |
1975 |
1993* |
|
Olanda |
13,7 |
20,6 |
28,3 |
|
|
Italia |
14,3 |
18,9 |
23,7 |
25,8 |
|
Belgio |
15,5 |
17,2 |
24,4 |
|
|
Germania |
17,5 |
19,9 |
27,9 |
30,3 |
|
Francia |
16,3 |
18,3 |
22,7 |
30,9 |
|
Paesi UE |
|
|
|
28,5 |
Fonte: C. D’APICE, Saggi,
1989, 141.
* Fonte: dati EUROSTAT.
Ancora intorno alla metà degli anni
‘80, l’Italia presenta un’incidenza della spesa
pubblica sul PIL inferiore al valore medio europeo:
il rapporto spesa/PIL italiano nel 1984 è uguale a
49,8% mentre quello medio europeo raggiunge il 51%.
Constatato questo livello
relativamente basso di spesa in rapporto agli altri
Paesi europei ci domandiamo se il disavanzo sia
dovuto, piuttosto che a un eccesso di spesa, a un
vuoto di entrate. Un’analisi delle entrate evidenzia
come la pressione tributaria italiana sia la più
bassa tra i Paesi europei almeno fino alla metà
degli anni ‘70. La posizione relativa italiana non
muta neanche negli anni ‘80 seppur si può constatare
una notevole crescita. Così, ad esempio, nel 1987
l’Italia rappresenta il più basso rapporto
entrate/PIL: 39,8% rispetto a una media del 47,5.
Figura H: Spesa pubblica totale
/ PIL.






Fonte: C. D’APICE, Saggi,
1989, 146.
6. Limite alla crescita della
spesa.
L’analisi finora condotta ha
evidenziato la crescita del settore pubblico. Il
problema che ora ci poniamo è quello di valutare se
esistano meccanismi in grado di arrestare la
crescita. Diversi sono stati i modelli teorici che
hanno studiato la questione, tra essi analizziamo le
spiegazioni e le interpretazioni addotte da Leroy
Beaulieu, Colin Clark, Brennan e Buchanan.
Leroy Beaulieu, nei suoi studi di
inizio secolo, sottolinea l’utilità della spesa
pubblica e gli importanti miglioramenti a livello
societario che essa ha permesso ma, nello stesso
tempo, rimane preoccupato dell’enorme livello di
imposizione che essa comporta. Egli ritiene che
"l’imposta in un paese bene amministrato, il quale
non abbia dietro di sé un passato bellicoso e
catastrofi nazionali, .... al di sopra del 10%
diventa pesantissima. Infine, al di sopra del 15 o
16% arreca un pregiudizio considerevole alla
società, spinge i capitali e i cittadini
all’emigrazione e addiviene quasi imposssibile
incassarla". Si deduce quindi che, secondo Leroy
Beaulieu, il limite all’espansione del settore
pubblico è dato dalla sparizione della materia
imponibile delle imposte.
Secondo l’analisi condotta da Colin
Clark la spesa pubblica non deve superare il 25% del
reddito nazionale a pena di un’inflazione
difficilmente controllabile. L’aumento delle imposte
sui profitti si traslerebbe sui prezzi provocandone
la crescita. Clark ha fissato il limite del 25%
perché un’indagine statistica da lui condotta ha
rivelato che i paesi con un livello di spesa
maggiore hanno tassi di inflazione elevatissimi.
Brennan e Buchanan ritengono che
l’unico obiettivo dell’esecutivo e legislativo è
quello di massimizzare le risorse prelevate
coattivamente ai cittadini. Partendo da questo
presupposto, essi sostengono che si dovrebbero
fissare delle regole costituzionali che impediscano
o rendano comunque difficile l’aumento delle
dimensioni del settore pubblico. Tali regole
potrebbero essere modificate solo da maggioranze
qualificate. Il limite introdotto costituzionalmente
costituirebbe il livello massimo di pressione
fiscale e conseguentemente di spesa pubblica.
INDICE DELLE
TABELLE
Tabella
Tabella 1: Entrate correnti totali
- Uscite correnti totali (1970-1980).
Tabella 2: Spesa delle
Amministrazioni pubbliche per funzione.
Tabella 3: Spesa per interessi
(1975-1995).
Tabella 4: Spesa pubblica corrente
/ PIL.
Tabella 5: Spesa sociale / PIL.
INDICE DELLE
FIGURE
Figura
Figura 1: Spesa pubblica corrente /
PIL (1960-1995).
Figura 2: Andamento della spesa per
interessi (1960-1995).
Figura 3: Spesa delle
Amministrazioni pubbliche per funzione (1960).
Figura 4: Spesa delle
Amministrazioni pubbliche per funzione (1994).
Figura 5: Andamento della spesa per
la difesa (1960-1994).
Figura 6: Andamento della spesa
previdenziale (1989-1994).
Figura 7: Spesa per interessi
(1975-1995).
Figura 8: Spesa pubblica totale /
PIL.
|