"IL PRECARIATO"

COME NASCE - CAUSE E CONSEGUENZE

In Italia registriamo  purtroppo una lunga permanenza nel lavoro flessibile che, in molti casi, si trasforma in precarietà, e, nell'ambito delle nuove occupazioni, una diminuzione del tasso di conversione del lavoro flessibile in lavoro stabile; soprattutto, va considerato che non disponiamo di tutele per il lavoro flessibile, ovvero di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione, tutele presenti in particolare nella grande impresa  per il lavoro stabile.

Una seconda anomalia è rappresentata dalla persistenza di una quota rilevante di lavoro nero che non è diminuita negli anni .si è avuta la sospensione di molte imprese nelle quali si è riscontrato circa il 20 per cento di lavoratori in nero.Bisognerebbe attivarsi nell’aumento delle attività di vigilanza, allargare ed estendere ad altri settori la sospensione dei cantieri o altro, in caso di gravi violazioni in materia di sicurezza e regolamentazioni contributive.

Sia il lavoro precario, sia il lavoro in nero, contribuiscono ad aumentare il numero di infortuni sul lavoro. Solo se avremo la capacità di diminuire il “lavoro nero” e la precarietà, daremo un grosso contributo alla diminuzione di infortuni e di incidenti e credo che nel lungo periodo saranno raggiungibili risultati sensibili. Naturalmente, la legge delega sulla sicurezza farà compiere passi in avanti, ma è soprattutto l'introduzione di norme come quella  prevista  che rende possibile, la istituzione nelle scuole superiori e nelle università  di corsi di formazione per i nostri giovani su temi di salute e sicurezza sul lavoro che possa  indicarci come sia possibile affrontare tali fenomeni, anche attraverso la strada del cambiamento culturale in fatti. Non sarà possibile risolvere rapidamente il problema drammatico degli infortuni e degli incidenti mortali, che riguarda il mondo del lavoro in Italia, se non si riesce a far emergere gli infortuni che sfuggono al censimento.


Per quanto riguarda i lavoratori precari, necessita  concordare tetti massimi di utilizzo validi per tutti i contratti temporanei nell'ambito dei contratti di categoria; oppure, si potrebbe prevedere un diritto di prelazione, laddove l'azienda procedesse ad assunzioni stabili: il lavoratore che avesse alle spalle uno o più contratti a termine, potrebbe entrare in un sistema di prelazione nel caso in cui la mansione fosse corrispondente

A fare il check-up delle condizioni in cui versa il lavoro atipico e soprattutto delle conseguenze per i lavoratori così impiegati è uno studio dell'Osha, l'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro che evidenzia l'insorgere di vari rischi legati alle nuove forme di organizzazione del lavoro (vanno dall'insicurezza psicologica, progressiva, allo stress eccessivo e possono seguire gastriti, disturbi cardio-circolatori, problemi nervosi..)

Quindi, a confronto con coloro che sono impiegati in un lavoro stabile, i lavoratori precari risultano maggiormente vulnerabili. Molto più deboli. E non solo per quel che riguarda contributi, indennità, stipendi ma anche nello scarso equilibrio della vita professionale con la vita privata e famigliare.
Situazioni che fanno del lavoratore precario un soggetto a rischio e concorrono ad aumentare i danni alla salute derivanti dal lavoro. Bisogna trovare presto vaccini e terapie: un maggiore controllo degli ambienti di lavoro e un incremento reale di garanzie e tutele. In altre parole: nuove, differenti politiche per un lavoro diverso, stabile e sicuro.

Oggi qualche sindacalista e politico poco informati, ma schierati, lanciano accuse al Governo attuale e ad alcune Organizzazioni Sindacali di essere responsabili di quelle forme atipiche di lavoro che mortificano i lavoratori costretti a prestare la propria opera in condizioni contrattuali a dir poco umilianti.

Pertanto, solo per mettere le cose in chiaro, si elencano tutte le Leggi con le relative date di attuazione citate da questi pseudo sindacalisti e politici nella loro battaglia contro i fantasmi;

-Part-time ; L.863/84-DLG.61/2000

-Tempo determinato :  (vedi CFL) art.1 e 4-DLG 61/2000

-Interinale (vedi lavoro in affitto) L.196/97 Circ. INPS 157/1999

-Job sarin (vedi lavoro in coppia) Circ.MIN.LAV, n.43/1998

-L.S.U. (lavori socialmente utili) L. 390/1981 – 18/94-451/94-608/96

-L.P.U L. 468/1997 – 196/1997 – 81/2000

-CO.CO.CO (collaborazione coordinata continuata :DL. 155/1993 – 537/1993 – 335/1995

-Flessibilità dell’orario di lavoro : art.9  della L.53/2000

-Mobilità e licenziamento : L.223/1991 – Riforma art.45 L.  144/1999

Bisogna anche ricordare che nei periodi indicati in neretto vigeva una legislatura di centro-sinistra !

Allora mi chiedo, a proposito di coerenza e di difesa dei Diritti dei lavoratori, dove erano quei sindacalisti e quei politici che oggi strombazzano e scrivono parole di fuoco sul precariato, in quel periodo oscuro dei diritti dei lavoratori durante il quale si varavano le Leggi e i Decreti sopracitati ?

Quando c’è di mezzo il lavoro, c’è di mezzo la vita delle persone e che quindi non è proprio il caso di scherzarci sopra o di farne un pretesto per attaccare chicchessia, siamo di fronte alla replica di una tragedia (i precari in mutande potrebbero in verità trasformarla in farsa), della quale la scuola italiana sembra non vedere la fine. Per comprendere e per arginare il precariato, si dovrebbe forse riflettere un po’ più a fondo sulle cause che l’hanno generato. Ad esempio aver ingrossato le graduatorie degli “abilitati”all’insegnamento, con la speranza di farli scivolare verso il ruolo a tempo indeterminato sulla base di alchimie sindacali circa la composizione delle cattedre, anziché in base al numero effettivo degli alunni: tutto ciò ha creato i problemi di sovrannumero con i quali ci troviamo a fare i conti. In ogni caso, mi sembra opportuno ricordare che il famoso “Quaderno bianco sulla scuola”, pubblicato nel 2007, nel quale si affermava che “l’elemento dominante della maggior spesa pubblica per studente della scuola italiana si conferma il rapporto insegnati/studenti”, auspicando la “diminuzione di un punto” in tale rapporto che avrebbe determinato “una riduzione di circa 70.000 unità nel fabbisogno insegnanti”; questo quaderno, dicevo, porta la firma dei Ministri Fioroni e Padoa-Schioppa, non della Gelmini, la quale si è limitata semplicemente, e, diciamolo pure, giustamente, a farne propri alcuni criteri.

Il precariato, lo ripeto, è senz’altro un problema; quando poi si resta senza lavoro è un vero dramma ! Sarebbe però imperdonabile se ne facessimo semplicemente un pretesto per alimentare vecchie strategie di gestione sindacale.

 Carmelo Mazzeo

SEGRETARIO UTL UGL CATANIA

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